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AI & Governance per i Board: il corso Nedcommunity e POLIMI per i CdA

Il Professional Certificate "AI & Governance per i Board" trasferisce queste capacità attraverso 20 ore articolate in cinque moduli.

Pubblicato 6 ottobre 2026 Aggiornato 6 ottobre 2026 5 min di lettura Competenze & formazione
AI & Governance per i Board: il corso Nedcommunity e POLIMI per i CdA

In breve

Nedcommunity e POLIMI GSoM lanciano un corso di governance dell'AI per board: l'AI corre più della capacità dei consigli di governarla, con solo il 6% delle organizzazioni che ne ricava un valore significativo. Per le PMI la lezione è pratica: mappare gli strumenti, assegnare responsabilità, chiedere al management dati confrontabili prima di investire.

L’intelligenza artificiale entra nelle aziende più velocemente di quanto i consigli di amministrazione riescano a governarla. È la diagnosi di Marco Giorgino, presidente di Nedcommunity, la prima associazione italiana degli amministratori non esecutivi e indipendenti. Per colmare questo divario, insieme a POLIMI Graduate School of Management, nasce il Professional Certificate “AI & Governance per i Board”. Il corso parte il 15 ottobre 2026 a Milano. L’iniziativa interessa da vicino anche le PMI italiane. In queste imprese spesso è il titolare o un ristretto vertice a decidere sugli investimenti in tecnologia. Esse non hanno strutture di governance consolidate. Alla fine di questa analisi, un imprenditore saprà cosa chiedere al proprio management prima di autorizzare un progetto di AI. Saprà anche perché la preparazione del board è diventata un requisito concreto. Non è più un raffinamento culturale.

Il Professional Certificate “AI & Governance per i Board” trasferisce queste capacità attraverso 20 ore articolate in cinque moduli.

L’AI corre più dei board: la sfida della governance

«La rapidità con la quale l’intelligenza artificiale si sta diffondendo risulta superiore alla capacità dei board di governarla», afferma Giorgino. Il divario non riguarda soltanto la conoscenza tecnica delle tecnologie. Ma la capacità del consiglio di stabilire obiettivi, valutare gli investimenti, comprendere i rischi e chiedere al management informazioni confrontabili nel tempo.

I numeri internazionali confermano lo scollamento tra adozione e valore. La survey McKinsey “The state of AI in 2026. “On the road to ROI” è stata condotta tra maggio e giugno su 1.719 partecipanti in 97 Paesi. Rileva che quasi nove organizzazioni su dieci utilizzano regolarmente l’AI in almeno una funzione. Il 37% attribuisce alla tecnologia un impatto positivo sull’Ebit. Ma soltanto il 6% rientra tra gli “AI high performer, con un contributo di almeno il 5% all’Ebit e un valore giudicato significativo.

Le imprese che ottengono risultati non si distinguono per quanto investono, ma per come governano. Le organizzazioni riprogettano i flussi di lavoro. Perseguono crescita e innovazione oltre ai risparmi di efficienza. Coinvolgono i vertici con processi di misurazione e gestione dei rischi. Un progetto può funzionare tecnicamente e non produrre valore se interviene su un processo marginale, se mancano i dati necessari o un responsabile economico.

Il contesto italiano pesa ulteriormente. La survey 2026 “Risk Management & Governance” di PwC Italia e Nedcommunity mostra un dato rilevante. Il 49% dei CdA segnala un’informativa parziale o assente sulle attività delle figure incaricate di presidiare cyber, AI e privacy. Quasi una società su due non dispone di una funzione di Risk Management indipendente. Nel 59% delle imprese la valutazione dei rischi connessi alle iniziative strategiche è assente o gestita in modo informale.

Cosa chiede l’AI Act ai consigli di amministrazione

L’articolo 4 dell’AI Act è applicabile dal 2 febbraio 2025 ed è stato modificato nel luglio 2026. Richiede a fornitori e utilizzatori di sistemi di AI di adottare misure di alfabetizzazione. Riguarda il personale e chi utilizza questi sistemi per loro conto. Secondo le indicazioni aggiornate della Commissione europea, le regole di vigilanza e applicazione sono operative dall’agosto 2026.

La norma non prescrive un percorso formativo specifico per gli amministratori. Ma indica una direzione precisa: la preparazione deve essere calibrata sul ruolo, sull’esperienza e sul contesto d’uso. Per un board significa saper distinguere le categorie di rischio. Significa anche verificare l’esistenza di controlli e supervisione umana. Inoltre significa comprendere quali informazioni chiedere prima di autorizzare un progetto.

Limitare l’AI literacy a un adempimento formale produce conoscenza di facciata. La governance efficace richiede che le competenze entrino nell’agenda consiliare, nei flussi informativi, nelle deleghe, nei comitati e nei meccanismi di escalation.

Il corso “AI & Governance per i Board”: come funziona

Il Professional Certificate “AI & Governance per i Board” trasferisce queste capacità attraverso 20 ore articolate in cinque moduli. Il programma parte dall’inquadramento dell’AI e della sua evoluzione. Affronta il ruolo del board nella creazione di valore, nella gestione dei rischi e nella trasformazione aziendale. Poi passa agli aspetti normativi ed etici, alla gestione strategica e a un modulo applicativo con simulazioni di riunioni consiliari.

Le cinque giornate formative sono previste il 15 e 22 ottobre, il 4 e 18 novembre e il 14 dicembre, dalle 14.30 alle 18.30, al Campus Navigli di POLIMI GSoM a Milano, con possibilità di partecipazione online in modalità sincrona. Il percorso si rivolge ad amministratori indipendenti e non, sindaci, CEO, CFO, COO, senior executive e professionisti che lavorano con gli organi di governo e controllo.

Il ricorso alle simulazioni riflette la natura della sfida. Conoscere un framework non garantisce di saperlo usare quando si deve scegliere tra iniziative concorrenti, contestare una previsione di ritorno o valutare un fornitore.

Chi guadagna davvero dalla governance dell’AI

Il discorso merita una lettura critica. Chi ci guadagna da un corso di governance dell’AI? In primo luogo ci sono i board già dotati di strutture e risorse per tradurre la formazione in processi. Le PMI senza funzione di risk management rischiano di accumulare concetti senza cambiarne le pratiche. L’impresa ne sopporta il costo in termini di tempo di dirigenti sottratti all’operativo. Potenzialmente ne sopporta il costo anche il personale. Questo accade se l’obbligo di alfabetizzazione si riduce a formule burocratiche. Vanno poi considerati i costi nascosti dell’inazione. Progetti pilota che si moltiplicano senza valutazione economica, strumenti adottati informalmente senza presidi di sicurezza, policy scritte ma disconnesse dalla realtà operativa. Infine, il rischio dei tempi: mentre i consigli si formano, la tecnologia continua a correre, e il divario descritto da Giorgino può ampliarsi invece che ridursi. La formazione è necessaria ma non sufficiente senza un cambio di funzionamento quotidiano.

Governance dell’AI in PMI: da dove partire

La qualità del governo dell’AI si misura nel funzionamento quotidiano del vertice. Inventari aggiornati dei sistemi utilizzati, responsabilità riconoscibili, metriche economiche e di rischio, reporting periodico collegato al business plan. La tecnologia va valutata per la sua capacità di migliorare prodotti, processi e decisioni, tenendo sotto controllo costi e conseguenze.

Per un imprenditore o un consulente che affianca una PMI, il punto di partenza è la lista delle domande giuste. Ogni investimento in AI è collegato a un problema aziendale misurabile? La qualità e la provenienza dei dati sono verificate? Chi risponde dei risultati? Quali decisioni restano sotto controllo umano? A queste si aggiungono la gestione dei fornitori, la sicurezza, i possibili bias e le procedure da attivare quando un sistema produce risultati inattesi.

Con un board o un vertice capace di questa cultura, l’innovazione si orienta verso i problemi che meritano davvero un investimento. La governance dell’AI diventa una leva di crescita nella capacità di scegliere, misurare e correggere. Non è invece una successione di sperimentazioni affidate alle singole funzioni.

Fonti:

Punti chiave

  • Il 37% delle organizzazioni attribuisce all'AI un impatto positivo sull'Ebit, ma solo il 6% è tra gli 'AI high performer' (McKinsey, 2026)
  • Il 49% dei CdA italiani segnala informativa parziale o assente su cyber, AI e privacy (PwC-Nedcommunity)
  • L'articolo 4 dell'AI Act impone misure di alfabetizzazione AI, applicabili dal 2 febbraio 2025 e vigilate dall'agosto 2026
  • Il corso prevede 20 ore in cinque moduli, con simulazioni di riunioni consiliari, al Campus Navigli di Milano e online sincrono
  • Le PMI dovrebbero iniziare mappando i sistemi di AI già usati in azienda, anche quelli adottati informalmente

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