Incentivi & bandi
Bonus 2.500 euro under 30: la flat tax all'1% della Manovra 2027
La Manovra 2027 introduce il bonus 2.500 euro under 30: imposta sostitutiva dell'1% sugli aumenti di stipendio dei nati dal 1998 con reddito fino a 28mila euro.
In breve
L'art. L'applicazione passa dal datore di lavoro e la quota agevolata non si cumula con le altre imposte sostitutive del 5% e del 15%.
Il testo bollinato della Manovra 2027 fissa le regole del bonus 2.500 euro under 30. Si tratta di una flat tax all’1% sugli aumenti di stipendio dei dipendenti privati più giovani. La misura sostituisce IRPEF e addizionali sulla parte di retribuzione che cresce rispetto all’anno precedente. L’art. 44 del ddl di Bilancio 2027 introduce la misura per il solo 2027. Il ddl è stato trasmesso alla Camera dopo la bollinatura della Ragioneria generale dello Stato. L’autorizzazione del Presidente della Repubblica è arrivata il 30 ottobre 2026. Il beneficio arriva in busta paga senza domanda, perché lo applica il datore di lavoro come sostituto d’imposta. Per le PMI ogni aumento riconosciuto ai dipendenti più giovani porta un netto più alto a parità di costo per l’azienda.
Come cambia per gli under 30 il bonus da 2.500 euro con la flat tax
La misura è un’imposta sostitutiva dell’1% sugli incrementi del reddito da lavoro dipendente percepiti nel 2027. È inserita nel nuovo Testo unico delle imposte sui redditi. Il suo titolo è “Flat tax incrementi reddituali giovani lavoratori”. Il tetto di 2.500 euro è la quota massima di aumento che gode dell’aliquota agevolata: l’eccedenza torna all’IRPEF ordinaria. Lo Stato non eroga somme, ma riduce quasi a zero l’imposta sulla crescita dello stipendio.
Il premio annunciato dalla presidente del Consiglio Giorgia Meloni nella conferenza stampa del 28 ottobre prevedeva 2.500 euro con aliquota agevolata. La somma sarebbe erogata in un’unica soluzione o in 12 mensilità. L’obiettivo è convincere i giovani a costruire la carriera in Italia invece di trasferirsi all’estero. Nel testo la cadenza dipende da come arriva l’aumento: mese per mese se cresce lo stipendio, in un’unica soluzione se l’azienda paga una somma una tantum. La forma deriva dalla proposta di flat tax avanzata a settembre dal ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, che indicava un’aliquota del 5%. Nel ddl l’aliquota è più bassa. L’agevolazione spetta su qualsiasi aumento, senza accordi aziendali.
Requisiti: età, contratto e limite di reddito
L’agevolazione spetta ai dipendenti del settore privato nati dal 1° gennaio 1998, che nel 2027 hanno al massimo 29 anni. Serve un reddito di lavoro dipendente 2027 non superiore a 28mila euro. La soglia coincide con la fine del primo scaglione IRPEF al 23%. Sono esclusi i dipendenti pubblici, i lavoratori autonomi e i titolari di partita IVA, compresi i forfettari, oltre alle pensioni. Il limite si misura sull’anno dell’aumento: chi supera i 28mila euro per effetto di straordinari o premi di fine anno perde l’agevolazione già applicata e la restituisce al conguaglio.
La quota agevolata è la differenza tra il reddito 2027 e il reddito normalizzato del 2026, cioè riportato ai giorni lavorati del 2027. La normalizzazione impedisce di trattare come aumento il semplice effetto di un anno lavorato per intero dopo un’assunzione a metà anno. Misura solo la crescita della retribuzione giornaliera: rinnovo contrattuale, scatto, passaggio di livello o cambio di datore di lavoro. Il testo non regola il caso di chi nel 2026 non ha lavorato. Senza giorni lavorati la formula non si può calcolare. Per il primo impiego servirà un chiarimento dell’Agenzia delle Entrate o una modifica in Parlamento.
Come arriva in busta paga e cosa non si somma
Il datore di lavoro, come sostituto d’imposta, trattiene l’imposta all’1% a ogni retribuzione e verifica l’importo al conguaglio di fine anno. Se l’agevolazione risulta non spettante, recupera la differenza; oltre 60 euro la trattenuta è divisa in dieci rate. Il lavoratore può rinunciare e tornare alla tassazione ordinaria con una comunicazione scritta. Oppure può chiedere per iscritto che l’imposta sostitutiva sia calcolata solo al conguaglio. Questa scelta è utile a chi prevede di superare il limite di reddito.
Chi applica l’imposta dell’1% perde per il 2027 le altre agevolazioni elencate dall’art. 44. Una è la detassazione al 5% degli aumenti contrattuali. L’altra è l’imposta del 15% sulle maggiorazioni per lavoro notturno, festivo e a turni. Non si somma nemmeno al regime degli impatriati, una scelta da valutare per i giovani che rientrano in Italia. Spettano invece il trattamento integrativo e la somma esente per i redditi più bassi, alle condizioni ordinarie.
L’imposta all’1% o le altre detassazioni: quando conviene cosa
Per un giovane dipendente l’1% è più conveniente quando l’aumento da rinnovo contrattuale supera il doppio delle maggiorazioni per turni, notturni e festivi. Sotto questa proporzione la rinuncia scritta fa pagare meno tasse. Un aumento individuale, come un superminimo o una promozione, non gode del 5%: su 2mila euro di imponibile l’imposta all’1% vale 20 euro contro 460 di IRPEF. La rinuncia va consegnata al datore di lavoro, che applica il 5% e il 15%.
Che effetto ha sui conti delle PMI
Per l’impresa l’aumento resta un costo del lavoro pieno: l’art. 44 interviene solo sulle imposte del dipendente, e sulle somme erogate sono dovuti i contributi aziendali. Ogni euro lordo di aumento porta al dipendente circa 20 centesimi netti in più rispetto alla tassazione ordinaria. Su un aumento di 2.500 euro lordi tassato all’1%, secondo la stima di PMI.it, il dipendente incassa circa 500 euro netti in più rispetto all’IRPEF al 23%.
L’art. 45 del ddl porta invece a 2.000 euro la soglia esentasse dei fringe benefit per chi non ha compiuto 31 anni. Oggi questa soglia è riservata a chi ha figli a carico. Il limite comprende anche rimborsi di utenze, affitto e interessi sul mutuo della prima casa. Sommando le due misure, un dipendente con i requisiti del bonus può ricevere nel 2027 fino a 4.500 euro tra aumento agevolato e benefit esentasse, se l’azienda li riconosce. Per le assunzioni, il ddl porta al 40% la maggiorazione del costo deducibile per i nuovi giovani under 36.
Bonus 2.500 euro under 30: cosa può cambiare prima della legge
Le regole valgono per il 2027 se la Legge di Bilancio sarà approvata in via definitiva entro il 31 dicembre. L’iter parte dalla Camera e prosegue al Senato. Durante l’esame parlamentare età, limite di reddito e tetto di 2.500 euro possono cambiare con gli emendamenti. Restano aperti anche due punti tecnici: la disciplina per chi nel 2026 non ha lavorato e il caso del primo impiego. Su questi la fonte indica l’attesa di un chiarimento dell’Agenzia delle Entrate o di un intervento del legislatore.
Fonti:
Punti chiave
- L'imposta sostitutiva dell'1% sugli aumenti fino a 2.500 euro spetta ai dipendenti privati nati dal 1° gennaio 1998 con reddito 2027 fino a 28mila euro.
- L'aumento si misura sul reddito normalizzato del 2026, riportato ai giorni lavorati del 2027.
- Il datore di lavoro applica l'1% in busta paga e conguaglia a fine anno, senza domanda del lavoratore.
- Chi mantiene l'1% perde per il 2027 il 5% sugli aumenti contrattuali e il 15% su notturni, festivi e turni.
- Per le imprese l'aumento resta un costo pieno: ogni euro lordo porta circa 20 centesimi netti in più al dipendente rispetto all'IRPEF ordinaria.
- I fringe benefit esentasse salgono a 2.000 euro per gli under 31, sommando fino a 4.500 euro tra bonus e benefit.
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