Casi dalle PMI
Il lavoro straniero vale il 9,7% della ricchezza italiana
Il Rapporto 2026 della Fondazione Leone Moressa misura nel 9,7% del PIL italiano il contributo del lavoro straniero, pari a 197 miliardi di euro.
In breve
Secondo il Rapporto 2026 della Fondazione Leone Moressa, presentato al CNEL il 13 ottobre, il lavoro straniero genera il 9,7% del valore aggiunto italiano, con un bilancio pubblico attivo di un miliardo di euro e un'incidenza crescente in agricoltura, edilizia e ristorazione. Le previsioni Unioncamere-Excelsior stimano un fabbisogno di 3,3-3,7 milioni di lavoratori nel 2025-2029 e, nei settori privati, circa 635mila lavoratori stranieri; la manodopera straniera resta però concentrata nelle mansioni non qualificate.
Il 9,7% della ricchezza prodotta in Italia nel 2025 deriva dal lavoro degli occupati stranieri, pari a 197 miliardi di euro di valore aggiunto. È la stima del Rapporto 2026 sull’economia dell’immigrazione della Fondazione Leone Moressa, presentato al CNEL il 13 ottobre. Per le PMI che assumono, il Rapporto descrive un mercato del lavoro in cui la manodopera straniera pesa sempre di più nei comparti dove operano molte piccole imprese, dall’edilizia alla ristorazione.
Quanto pesa il lavoro straniero sulla ricchezza nazionale
Gli occupati stranieri in Italia nel 2025 sono circa 2,6 milioni, il 10,7% del totale, secondo la Fondazione Leone Moressa. Il valore aggiunto da loro generato è stimato in 197 miliardi di euro. La crescita è di 20 miliardi rispetto ai 177 miliardi del 2024. In quell’anno la quota si fermava al 9,0%. Le variazioni sono calcolate a prezzi correnti e non misurano direttamente l’incremento reale della produzione.
Il contributo è superiore alla media nazionale in tre comparti: agricoltura, edilizia e ristorazione. In agricoltura la quota di valore aggiunto attribuita al lavoro straniero raggiunge il 21,3%, in edilizia il 18,4%, nella ristorazione il 12,5%. Tutte e tre le incidenze sono in aumento rispetto all’edizione precedente del Rapporto.
Usando il criterio della nascita anziché della cittadinanza, la platea arriva a circa 3,8 milioni di lavoratori, pari al 15,6% dell’occupazione nazionale, perché comprende anche chi ha acquisito la cittadinanza italiana.
Il bilancio pubblico dell’immigrazione è attivo o passivo?
Il bilancio tra entrate e spese pubbliche attribuite alla popolazione straniera risulta attivo di un miliardo di euro. Il Rapporto Moressa 2026 stima 45 miliardi di entrate fiscali e contributive contro 44 miliardi di spese pubbliche, tra sanità, istruzione, welfare, giustizia e accoglienza.
Cinque milioni di contribuenti nati all’estero hanno dichiarato quasi 88 miliardi di redditi, versando 12,6 miliardi di IRPEF.
L’imposta personale è solo una componente del gettito complessivo. Il saldo positivo resta esiguo rispetto ai volumi in gioco, e la stima dipende da scelte metodologiche su quali costi attribuire a questa parte della popolazione.
Perché cresce l’imprenditoria migrante mentre cala quella italiana
Nel decennio 2015-2025 gli imprenditori nati all’estero sono aumentati del 21,3%, mentre quelli nati in Italia si sono ridotti del 5,2%. Oggi sono quasi 796mila, il 10,8% del totale nazionale, con le comunità cinese e romena più rappresentate. L’imprenditoria straniera cresce mentre la base italiana si contrae. La rilevazione considera le persone fisiche per Paese di nascita, un criterio diverso dalle statistiche sulle imprese extracomunitarie, che vanno lette separatamente.
Che cosa significa per le PMI che assumono
Per un imprenditore, i numeri descrivono il mercato del lavoro in cui dovrà reclutare fino al 2029. Le previsioni Unioncamere-Excelsior stimano un fabbisogno complessivo tra 3,3 e 3,7 milioni di lavoratori nel 2025-2029, determinato soprattutto dal ricambio generazionale: secondo Excelsior, dall’84% al 94% della domanda servirà a sostituire chi va in pensione, non a creare nuovi posti.
Per i soli settori privati, l’aggiornamento del rapporto Excelsior stima una richiesta potenziale di circa 635mila lavoratori stranieri, oltre un quinto (22%) della domanda di lavoro di quei settori. È una previsione di domanda, non un numero di ingressi già programmati.
Le disuguaglianze professionali
Il nodo critico, secondo il Rapporto, è la distribuzione delle qualifiche. Circa il 30% degli occupati stranieri svolge professioni non qualificate, contro l’8% degli italiani. Nelle professioni tecniche e qualificate si concentra quasi il 40% dell’occupazione italiana, contro appena il 9,1% di quella straniera. Tra operai e artigiani la quota raggiunge il 31,2% tra gli stranieri e il 21% tra gli italiani. Il Rapporto evidenzia anche un marcato divario occupazionale di genere, che penalizza soprattutto le donne straniere.
I numeri cambiano con il criterio scelto: contare i cittadini stranieri o i nati all’estero sposta il quadro di quasi 1,2 milioni di lavoratori. Per questo, chi usa questi dati per decisioni aziendali deve sempre verificare quale definizione sta dietro la cifra.
Fonti:
Punti chiave
- Gli occupati stranieri hanno prodotto il 9,7% della ricchezza italiana nel 2025, 197 miliardi di euro, secondo la Fondazione Leone Moressa.
- Il bilancio pubblico della popolazione straniera è attivo di un miliardo: 45 miliardi di entrate contro 44 di spese.
- Gli imprenditori nati all'estero sono quasi 796mila e sono cresciuti del 21,3% tra 2015 e 2025.
- Il 30% degli occupati stranieri svolge professioni non qualificate, contro l'8% degli italiani.
- Tra 2025 e 2029 servono 3,3-3,7 milioni di lavoratori, soprattutto per sostituire chi va in pensione, secondo Excelsior.
- Nei settori privati Excelsior stima circa 635mila lavoratori stranieri richiesti, il 22% della domanda di quei settori.
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