Partire con l'AI
Physical AI, la sfida della manifattura italiana tra robot e dati
Assolombarda e Unione Industriali di Torino puntano sulla physical AI, ma secondo I-Com solo il 15,7% delle PMI usa l'IA, contro il 53,1% delle grandi imprese.
In breve
Assolombarda e l'Unione Industriali di Torino indicano nella physical AI la partita dell'industria italiana, ma i dati I-Com mostrano PMI ancora indietro: nel 2025 il 15,7% adotta l'IA contro il 53,1% delle grandi imprese. Intanto Comau si allea con Nvidia e Generative Bionics annuncia fabbriche di dati per addestrare robot, con un provvedimento governativo atteso sui robot avanzati.
Assolombarda e l’Unione Industriali di Torino sono la prima e la terza associazione territoriale di Confindustria. Le loro assemblee annuali hanno messo al centro la physical AI. È l’intelligenza artificiale che permette a macchine e robot di percepire l’ambiente, prendere decisioni e agire nel mondo fisico. Il presidente di Assolombarda, Alvise Biffi, ha dichiarato che “la vera partita dell’intelligenza artificiale per l’Europa si gioca nel portarla dentro l’economia reale”. Per le PMI italiane il tema è concreto: capire se questa tecnologia possa diventare il prossimo passo dopo l’automazione tradizionale, e con quali numeri alla mano.
Perché più robot da soli non bastano alla competitività europea
Il Rapporto Draghi sulla competitività europea, presentato il 9 settembre 2024, ha evidenziato il rallentamento della produttività, il ritardo nell’innovazione e la pressione crescente della Cina. La Commissione europea aggiunge un ostacolo ulteriore: nel 2024 il 63% delle PMI dichiarava difficoltà a trovare i profili necessari, su 42 professioni identificate come carenti.
L’Europa è già tra le aree più automatizzate al mondo. Nel 2024 l’Unione europea contava una densità di circa 231 robot industriali ogni 10.000 addetti manifatturieri, l’Europa occidentale 267. Eppure le installazioni europee sono calate dell’8%, a 85.000 unità, mentre l’Asia ha rappresentato il 74% delle nuove installazioni mondiali.
La sfida, quindi, non è introdurre più automazione, ma rendere automatizzabili attività che oggi non lo sono in modo economicamente sostenibile. La robotica tradizionale funziona bene con ambienti strutturati e compiti ripetitivi. Molta manifattura europea, con lotti piccoli e cambi di prodotto frequenti, resta fuori da questo modello. È lo spazio in cui entra la physical AI.
Che dicono i dati sull’adozione dell’IA nelle imprese italiane
Sul fronte dell’adozione, i numeri torinesi e lombardi raccontano una corsa recente. Assolombarda ha condotto un’indagine con il Politecnico di Milano su 700 imprese di Milano, Monza Brianza, Lodi e Pavia. Il 49% delle aziende adotta già l’IA. Un ulteriore 18% è pronto a farlo a breve. Le grandi imprese del campione sono al 79%, le microimprese al 40%.
A livello nazionale il quadro è però meno favorevole. Lo rileva l’ultimo Rapporto sulle reti e i servizi di nuova generazione dell’Istituto per la Competitività (I-Com). L’adozione dell’IA nelle PMI italiane è raddoppiata dall’8,2% al 16,4%, ma resta inferiore di 3,6 punti alla media UE. Il divario tra PMI (15,7%) e grandi imprese (53,1%) è salito a 37,4 punti nel 2025, dai 24,8 del 2024.
Secondo le proiezioni I-Com, mantenendo il ritmo attuale la quota di adozione si fermerebbe intorno al 27% nel 2030, contro un obiettivo europeo del 60% che verrebbe raggiunto solo nel 2043. Il manifatturiero è tra i settori più arretrati: adozione al 17,3% nell’UE e al 14,7% in Italia.
Quali vantaggi vede l’Italia nella physical AI manifatturiera
Marco Gay, presidente dell’Unione Industriali di Torino, nella relazione dello scorso 19 ottobre ha fissato la tesi in questi termini:
Robot, droni, macchine che percepiscono l’ambiente ed agiscono nel mondo reale. È la Physical AI. Ed è la nostra partita.
La base industriale esiste. L’Italia è il secondo paese europeo per investimenti nella robotica industriale e Torino la terza città del continente. Nel 2025 le nuove installazioni di robot industriali sono state circa 7.800 in Italia. In Germania sono state poco meno di 25.000, in Francia 4.500 e in Spagna 4.300.
Il Mitsui & Co. Global Strategic Studies Institute ha pubblicato un recente report sugli investimenti in IA fisica e robotica e sull’adozione nella manifattura. Il documento identifica la manifattura come il settore più pronto ad adottare la physical AI. Lo afferma per maturità tecnologica e per la diversificazione dei siti produttivi in corso. Gli investimenti di venture capital in IA fisica e robotica hanno raggiunto 26 miliardi di dollari nel 2025, in crescita superiore all’80% rispetto all’anno precedente. La spinta arriva anche dalla demografia e dalla necessità di accorciare le catene del valore.
Cosa stanno facendo Comau e Generative Bionics
Due aziende italiane hanno annunciato mosse recenti. Comau ha quartier generale a Torino ed è stata venduta da Stellantis a un fondo americano di private equity. Ha stretto un accordo con Nvidia. L’obiettivo è potenziare soluzioni di automazione e robotica abilitate dall’IA. La prossima generazione di controllori robotici industriali Comau sarà combinata con la tecnologia Nvidia per fornire la potenza di calcolo necessaria alle applicazioni avanzate.
Generative Bionics è una startup nata come spinoff dell’Istituto Italiano di Tecnologia di Genova guidata da Daniele Pucci. Ha raccolto 70 milioni di euro. Gli investitori sono CDP Venture Capital, AMD Ventures, Duferco, Eni Next, RoboIT e Tether. In occasione di CES Unveiled Milan ha annunciato una rete di tre Physical AI Data Factory, fabbriche di dati per addestrare i robot. Il primo polo avrà 5mila metri quadrati in Italia e dovrebbe entrare in funzione entro il quarto trimestre del 2027. Il progetto è presentato come la più grande struttura europea di addestramento per robot umanoidi.
Quali provvedimenti del governo sono in arrivo sui robot
Durante la visita dell’1 ottobre nella sede genovese di Generative Bionics, il ministro Urso ha annunciato un intervento del governo con una doppia finalità: incentivare l’innovazione e la produzione di robot avanzati, inclusi quelli umanoidi, e disciplinare o quantomeno monitorare un fenomeno che desta preoccupazioni per i possibili impatti sul lavoro. Secondo un’indiscrezione del Sole 24 Ore, il budget complessivo ipotizzato sarebbe di 200-300 milioni di euro.
Restano aperte più questioni di quante il governo abbia già risolto. Generative Bionics ha due anni di vita e deve ancora dimostrare di raggiungere una scala produttiva significativa. Il rapporto con clienti industriali complessi come Fincantieri ed Eni potrà accelerarne la crescita. Nelle voci delle ultime settimane si indica Leonardo come capo della filiera italiana. Secondo l’analisi di Agenda Digitale, sul piano industriale questa ipotesi potrebbe essere un’opzione estrema. Assegnerebbe i vincitori prima che sia il mercato a individuarli.
Per le PMI la variabile più urgente resta la domanda. Le grandi imprese sono oltre il 50% di adozione. Nel campione Assolombarda le microimprese sono al 40%. Il divario nazionale con le grandi cresce. L’auspicio di I-Com, considerato il raddoppio osservato nell’ultimo anno, è che gli obiettivi europei vengano raggiunti prima della proiezione lineare. L’adozione della tecnologia resta solo il primo passo. Come ricorda Biffi, oggi l’IA è usata soprattutto per efficienza e riduzione dei costi. Solo un quinto degli adottanti la usa anche per nuovi prodotti e servizi.
Fonti:
Punti chiave
- L'adozione dell'IA nelle PMI italiane è raddoppiata dall'8,2% al 16,4%, ma resta 3,6 punti sotto la media UE secondo I-Com.
- Il divario tra PMI (15,7%) e grandi imprese (53,1%) nell'adozione dell'IA è salito a 37,4 punti nel 2025.
- Comau ha annunciato un accordo con Nvidia per controllori robotici abilitati dall'IA; Generative Bionics ha raccolto 70 milioni di euro e pianifica la prima Physical AI Data Factory entro il quarto trimestre 2027.
- Solo un quinto delle imprese che adottano l'IA la usa per nuovi prodotti e servizi, secondo Alvise Biffi di Assolombarda.
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