Casi dalle PMI
Wave by Vento a Torino: il valore nasce dalle competenze
A Torino Wave by Vento, ex Italian Tech Week, mostra che il valore nasce quando le competenze si incontrano: dati, investitori e lezioni per le PMI.
In breve
La settimana di Wave by Vento a Torino ha mostrato che il limite dell'innovazione europea non è il talento ma le connessioni. Dati, premi Nobel 2026 e business angel premiati convergono sullo stesso punto: il valore nasce quando ricerca, capitale e imprese si incontrano, e le PMI possono agire su questo subito.
La retorica delle rivoluzioni tecnologiche presenta di solito le novità come frutti del genio isolato. La settimana ha portato a Torino Wave by Vento, il nuovo nome dell’Italian Tech Week, in programma dal 7 al 9 ottobre. Ha raccontato una storia diversa: il valore nasce quando le competenze si incontrano, non quando restano separate. Dyala D’Aveni, CEO di Vento, il fondo early stage finanziato da Exor, l’ha sintetizzata sul palco delle OGR: “L’intelligenza artificiale non sostituirà le persone. Ma le persone e gli ecosistemi connessi sostituiranno quelli che non lo sono”. Questo messaggio riguarda da vicino imprenditori e manager di piccole e medie imprese. Devono decidere dove investire tempo e capitale. Nel mercato gli strumenti di intelligenza artificiale diventano accessibili a tutti.
Il valore nasce dal talento, ma la scala per crescerlo manca
D’Aveni ha portato dati concreti a supporto della tesi. In dieci anni il valore del settore tecnologico europeo è quadruplicato, avvicinandosi ai 4000 miliardi di dollari. Le aziende del continente hanno raccolto oltre 400 miliardi. Ma la distanza dagli Stati Uniti emerge sulle imprese di maggior valore: 48 aziende tecnologiche europee superano i 10 miliardi, contro 260 americane. “La nostra convinzione è che il talento non sia il problema”, ha affermato la manager. Il nodo è accompagnare i fondatori lungo tutto il percorso, dalla competenza tecnica al mercato.
Gli esempi italiani premiati in questi giorni confermano il potenziale. Joe Zadeh, Business Angel dell’Anno 2026, ha ricevuto il riconoscimento l’8 ottobre al Binario 3 delle OGR. Fu tra i primi dipendenti di Airbnb, dove entrò nel 2010 e guidò il lancio di Airbnb Experiences. Oggi vive a Bologna. Ha realizzato oltre sessanta investimenti internazionali, più di dieci in startup italiane, spesso nel campo dell’intelligenza artificiale: Ephos, Jet HR, Lexroom, Nebuly. Il suo caso dice che i capitali arrivano quando il progetto è credibile e connesso.
Al capitale Zadeh affianca mentoring, introduzioni a investitori e supporto settimanale ai team. Giancarlo Rocchietti, presidente del Club degli Investitori, ha riassunto il criterio: gli imprenditori cercano negli investitori fiducia, esperienza e relazioni, prima ancora del capitale. Per una PMI che valuta un partner tecnologico o finanziario, è un indicatore da non trascurare.
Dalla luce ai neutrini: la ricerca che diventa prodotto
Se le connessioni fanno crescere le imprese, la stessa legge vale per la scienza. I premi Nobel 2026 lo dimostrano. Per la Medicina hanno vinto Karl Deisseroth di Stanford, 54 anni, e i tedeschi Peter Hegemann e Georg Nagel. Per la Fisica ha vinto il belga Francis Halzen. Per la Chimica hanno vinto Henri Kagan e Kenso Soai. Sono scoperte su luce e neutrini, lontane anni luce da un bilancio aziendale, eppure con ricadute tecnologiche dirette. La ricerca di base produce strumenti concreti, anche quando l’applicazione non è prevedibile al momento della scoperta.
Il parallelo con l’ecosistema italiano è evidente. Le startup passate dai programmi di accelerazione di OGR Tech hanno raccolto, dal 2019, più di un miliardo di dollari. L’ultimo anno ha visto sedici programmi, oltre ottanta partner e duecento startup coinvolte. Prima di un round, però, resta l’incontro tra un ricercatore e un interlocutore capace di comprendere il suo lavoro. “Colleghiamo startup e scaleup alle grandi aziende. Colleghiamo la ricerca al mercato. Colleghiamo il talento al capitale”, ha detto D’Aveni. Le OGR stesse lo raccontano: edifici dove si riparavano locomotive, poi abbandonati, oggi sede di imprese e comunità. “Gli edifici non muoiono quando invecchiano. Muoiono quando smettono di essere connessi”.
Scegliere dove guardare, tra segnali e rumore
L’abbondanza di informazioni sull’intelligenza artificiale è essa stessa una prova del problema delle connessioni. Una prova condotta su oltre cento e-mail di newsletter settoriali in due settimane ha individuato nove fonti affidabili, divise per uso. Per chi decide la strategia di azienda, l’AI Optimist ordina ogni settimana le novità in priorità urgenti, opportunità strategiche e approfondimento tecnico. Import AI, pubblicato dal 2016 da Jack Clark, cofondatore di Anthropic, segue ricerca e regolamentazione. Per restare aggiornati in cinque minuti, The Rundown AI supera i 2 milioni di iscritti con aggiornamenti quotidiani orientati all’applicazione pratica.
Il punto non è la newsletter in sé, ma il filtro. Per un responsabile IT di una media impresa la pratica è chiara. Trenta minuti a settimana su fonti curate riducono il rischio di adottare strumenti per moda. Riducono anche il rischio di ignorarli per timidezza. L’AI aumenta le possibilità a disposizione di tutti, dal telefono che si porta in tasca, utile da Torino come da Bangalore. Quando la tecnologia è uguale per tutti, la differenza la fa la direzione: la visione di chi sceglie cosa automatizzare e chi coinvolgere.
I conti non tornano da soli
Resta un avvertimento. L’entusiasmo degli eventi rischia di nascondere i costi del passaggio dall’idea all’implementazione. Benedetta Arese Lucini ha ricevuto lo Special Prize International. È CEO di Atom Group AI. Ha accumulato oltre vent’anni di esperienza internazionale e affianca i founder nella strategia regolatoria delle fintech. In quel terreno il beneficio promesso dalla tecnologia incontra complessità reali. Non tutte le PMI hanno un accesso simile alle competenze, e chi resta fuori dalle reti paga il prezzo dell’isolamento. Le startup straniere possono contare sul soft landing a Torino; le imprese locali, su percorsi come Bridging Growth verso mercati internazionali.
D’Aveni ha chiuso con un appello ai fondatori: “Le prossime grandi aziende europee non saranno costruite dal capitale, dalle politiche pubbliche o dalla fortuna. Saranno costruite da voi”. Per un imprenditore, la traduzione pratica è immediata. Deve mappare le connessioni già disponibili sul territorio e scegliere fonti d’informazione curate. Deve valutare investitori per la qualità del supporto e non solo per la cifra. La tecnologia si compra. La capacità di tradurla in valore condiviso si costruisce, e inizia dalle relazioni che un’azienda riesce ad attivare.
Fonti:
Punti chiave
- L'ecosistema tecnologico europeo ha quadruplicato il suo valore in dieci anni, avvicinandosi ai 4000 miliardi di dollari.
- Solo 48 aziende tecnologiche europee superano i 10 miliardi di dollari, contro 260 negli Stati Uniti.
- Le startup passate dall'accelerazione di OGR Tech hanno raccolto oltre un miliardo di dollari dal 2019.
- Joe Zadeh, Business Angel dell'Anno 2026, ha investito in oltre sessanta aziende, più di dieci delle quali italiane.
- Quando la tecnologia è accessibile a tutti, la differenza la fa la visione e la capacità di collegare competenze.
- Valutare un investitore per esperienza e relazioni, prima ancora del capitale, è un criterio concreto di scelta.
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