Partire con l'AI
L'uso dell'AI raddoppia nelle PMI, il divario si allarga
I dati Istat del 2025 raccontano due cose insieme, e la seconda conta più della prima: l'adozione dell'intelligenza artificiale nelle PMI è raddoppiata in un anno, e proprio per questo il divario con le grandi imprese è passato da 25 a 37 punti percentuali. Un terzo di chi dichiara di usare l'AI, però, non riesce a dire per farci cosa.
In breve
Secondo Istat, nel 2025 il 15,7% delle PMI italiane (10-249 addetti) usa almeno una tecnologia di intelligenza artificiale, contro il 7,7% del 2024: il dato è raddoppiato. Nello stesso periodo le imprese con almeno 250 addetti sono passate dal 32,5% al 53,1%, quindi la distanza fra i due gruppi è cresciuta da 25 a 37 punti percentuali (erano circa 20 nel 2023). Il numero più scomodo del report è un altro: la quota di imprese che dichiara di usare l'AI senza indicare alcuna finalità aziendale è passata dal 15,5% al 33,4%, e sono soprattutto imprese piccole (83,3% ha 10-49 addetti). Tradotto: molte PMI hanno acceso qualcosa senza sapere a cosa serve.
Nel 2025 il 15,7% delle PMI italiane ha usato almeno una tecnologia di intelligenza artificiale. Un anno prima era il 7,7%: il dato è raddoppiato. È la notizia buona, e da sola verrebbe letta come un recupero.
Non lo è. Nello stesso anno le imprese con almeno 250 addetti sono passate dal 32,5% al 53,1%, e la distanza fra i due gruppi è cresciuta: circa 20 punti percentuali nel 2023, 25 nel 2024, 37 nel 2025. Le PMI corrono più in fretta in percentuale e restano più indietro in valore assoluto, perché guadagnare 8 punti partendo da 7,7 non compensa chi ne guadagna 20,6 partendo da 32,5.
Il numero che nessuno cita, ed è il più scomodo
C’è un dato nel report che pesa più della quota di adozione. Fra le imprese che dichiarano di usare l’AI, quelle che non indicano alcuna finalità aziendale — davanti a un elenco che comprende produzione, vendite, amministrazione, sicurezza informatica — sono passate dal 15,5% del 2024 al 33,4% del 2025. E sono soprattutto imprese piccole: l’83,3% ha tra 10 e 49 addetti.
Un terzo degli utilizzatori, quindi, ha in casa qualcosa che chiama intelligenza artificiale e non riesce a dire a quale pezzo del lavoro serve. Istat lo descrive come un utilizzo «iniziale e sperimentale non riconducibile ad alcun ambito aziendale definito». In pratica: qualcuno usa uno strumento, ma non è diventato un processo.
Questo cambia la lettura del 15,7%. Se un terzo di quel numero è sperimentazione senza destinazione, la quota di PMI che ha portato l’AI dentro un processo che regge è sensibilmente più bassa di quanto il titolo suggerisca — e la distanza reale dalle grandi imprese è probabilmente peggiore dei 37 punti dichiarati.
Non è il machine learning: è la lettura dei testi
L’immaginario dell’AI industriale — modelli predittivi, visione artificiale, robot — non corrisponde a quello che le imprese italiane hanno davvero attivato. Sul totale delle imprese con almeno 10 addetti, nel 2025:
| Tecnologia | 2024 | 2025 |
|---|---|---|
| Analisi del linguaggio scritto (text mining) | 4,5% | 11,6% |
| AI generativa | 3,7% | 9,7% |
| Riconoscimento vocale | 3,3% | 6,8% |
| Machine learning | 2,6% | 3,3% |
| Riconoscimento ed elaborazione immagini | 2,1% | 2,9% |
| Automazione dei flussi di lavoro (RPA) | 2,3% | 2,9% |
| Robot autonomi e veicoli a guida automatica | 0,9% | 1,0% |
Le due voci che sono cresciute di più sono anche le due che costano meno da attivare e non richiedono un progetto: leggere e scrivere testo. Il machine learning, che richiede dati storici puliti e qualcuno che sappia interpretarli, è fermo al 3,3%.
Per una PMI questa tabella è un’indicazione operativa, non una curiosità: il punto d’ingresso realistico è il lavoro di lettura e scrittura che già si fa ogni giorno — offerte, capitolati, mail, documentazione — non il modello predittivo sulla linea.
Perché le imprese si fermano
Il report dice anche cosa blocca chi ha valutato un investimento e poi non l’ha fatto. Al primo posto non c’è il prezzo:
- mancanza di competenze: 58,6%
- preoccupazioni su privacy e protezione dei dati: 43,2%
- costi elevati: 43,0%
- considerazioni etiche: 25,7%
- ritiene che l’AI non sia utile: 14,8%
Le competenze battono i costi di oltre 15 punti. È una notizia migliore di quanto sembri, perché una carenza di competenze si affronta con la formazione — che per molte imprese è già finanziata e non spesa — mentre un problema di prezzo richiede capitale. Su questo torniamo nell’articolo dedicato al collo di bottiglia delle competenze.
Cosa non sappiamo, ed è giusto dirlo
Tre limiti di questi dati, che vale la pena tenere presenti prima di usarli per decidere.
Le microimprese non ci sono. La rilevazione Istat parte dalle imprese con almeno 10 addetti. La maggioranza numerica del tessuto produttivo italiano sta sotto quella soglia e non è rappresentata in nessuna delle percentuali di questo articolo.
«Usare l’AI» è autodichiarato. L’impresa risponde a un questionario: nessuno verifica in azienda se lo strumento è in uso reale o è stato provato una volta. Il balzo del 33,4% senza finalità dichiarata suggerisce che la soglia di autodichiarazione si sia abbassata insieme alla diffusione degli assistenti generativi.
Il confronto 2024-2025 sulle tecnologie non è perfettamente omogeneo. Istat segnala che nel 2024 come AI generativa veniva considerata solo quella di linguaggio naturale, mentre nel 2025 si aggiunge la generazione di immagini, video e audio. Parte della crescita di quella voce dipende da una definizione più larga, non solo da un’adozione più ampia.
Cosa può fare una PMI con questo numero
Il 76% delle PMI, secondo il Politecnico di Milano, non ha investito nell’AI e non prevede di farlo. Messo accanto al 37 punti di divario, questo significa che il vantaggio è ancora disponibile: non è una gara già persa, è una gara in cui la maggioranza non si è iscritta.
La conclusione operativa non è «sbrigati». È: evita di finire nel 33,4%. La differenza tra chi usa l’AI e chi la ha attivata sta in una frase che dovresti poter dire ad alta voce prima di pagare la prima licenza — quale processo, quale indicatore, quale soglia oltre cui si smette. Se quella frase non c’è, il numero di adozione della tua azienda salirà, e non sarà cambiato niente.
Punti chiave
- Le PMI che usano l'AI sono raddoppiate in un anno: dal 7,7% al 15,7% (Istat, dati 2025).
- Le grandi imprese sono però passate dal 32,5% al 53,1%: il divario sale a 37 punti percentuali, erano 25 nel 2024 e circa 20 nel 2023.
- Un terzo di chi dichiara di usare l'AI (33,4%, era 15,5%) non indica alcuna finalità aziendale, e nell'83,3% dei casi si tratta di imprese con 10-49 addetti.
- La tecnologia più diffusa non è il machine learning (3,3%) ma l'analisi del linguaggio scritto, il text mining, all'11,6% delle imprese con almeno 10 addetti.
- Il 76% delle PMI non ha investito nell'AI e non prevede di farlo (Politecnico di Milano): la partita non è ancora chiusa.
Domande frequenti
Il 15,7% si riferisce a tutte le piccole imprese?
No: si riferisce alle PMI come le definisce Istat, cioè le imprese con 10-249 addetti. Le imprese sotto i 10 addetti non entrano in questa rilevazione, quindi la microimpresa italiana — che è la maggioranza del tessuto produttivo — non è rappresentata in questo numero.
Se il dato è raddoppiato, perché il divario aumenta?
Perché si allarga in termini assoluti: le PMI hanno guadagnato 8 punti (dal 7,7% al 15,7%), le grandi imprese ne hanno guadagnati 20,6 (dal 32,5% al 53,1%). Raddoppiare una quota piccola produce una crescita percentuale più alta ma una distanza maggiore, ed è la distanza a determinare il vantaggio competitivo.
Cosa significa che un terzo delle imprese non indica una finalità?
Che dichiara di usare tecnologie di AI ma, davanti all'elenco degli ambiti aziendali proposti dal questionario (produzione, vendite, amministrazione, sicurezza informatica e altri), non ne seleziona nessuno. Istat lo interpreta come un utilizzo iniziale e sperimentale non ancora ricondotto a un processo: qualcuno in azienda usa uno strumento, ma non è diventato lavoro.
Essere fuori da quel 15,7% significa essere in ritardo?
Non necessariamente, e il report offre l'argomento per dirlo: fra chi ha valutato un investimento in AI e poi non l'ha fatto, il 58,6% si è fermato per mancanza di competenze. Restare fuori avendo capito che mancava il presupposto è una decisione; entrare senza saper dire a cosa serve, come fa un terzo degli utilizzatori, è un'altra cosa.
Fonti e riferimenti
- 01 Istat, «Imprese e Ict — Anno 2025», comunicato stampa del 15 dicembre 2025 (adozione dell'IA per classe dimensionale, divario in punti percentuali, tecnologie utilizzate, ostacoli).
- 02 Istat, «Imprese e Ict — Anno 2025», report statistico integrale in PDF (Figura 1, tavole per classe di addetti e glossario con la definizione di PMI).
- 03 Osservatorio Innovazione Digitale nelle PMI, Politecnico di Milano, ricerca 2025-2026, comunicato del 21 maggio 2026 (quota di PMI che non ha investito né prevede investimenti in AI).
- 04 Eurostat, «Use of artificial intelligence in enterprises» (confronto europeo per Paese e per tipo di tecnologia).
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